Premessa
Scritto da Administrator

Nel processo di invecchiamento giocano un ruolo fondamentale tre fattori che si influenzano reciprocamente: un aspetto biologico (che implica le trasformazioni fisiche), un aspetto psicologico (in cui rientrano i processi di ri-adattamento alla nuova realtà di vita quotidiana) ed un aspetto sociale che comprende il cambiamento del ruolo dell’anziano nella società. 

Tutti e tre questi fattori contribuiscono a dare a molti anziani una percezione di inadeguatezza di fronte alla vita. In maggior misura questa “inadeguatezza” si rivela quando il primo dei tre fattori, quello fisico, viene ad essere fortemente interessato dall’invecchiamento: è il caso della non autosufficienza che rende l’anziano prostrato a causa di una vita non più gestibile autonomamente, ma fortemente dipendente dagli altri. In questo caso la quotidianità è un macigno insormontabile, le più semplici azioni sono complicate o impossibili. Il corpo è logorato, la muscolatura è cadente se non atrofizzata, le malattie e le disfunzioni sono inevitabili, il dolore diviene un difficile compagno di viaggio e l’andirivieni dagli ospedali una routine ulteriormente logorante. Alleggerire la sofferenza in questi duri momenti nella vita di una persona è un bisogno fortissimo vista la crescente percentuale di anziani nella popolazione italiana. Altra forte necessità è quella di semplificare l’accesso alle cure mediche, spesso difficili da fruire sia per la difficoltà di mobilità di un anziano non autonomo, sia per la complicazione burocratica del sistema sanitario.


A livello socio-culturale la squalifica dell’anziano non autosufficiente, vissuto come un peso inutile e privo di risorse, come un individuo che non ha più nulla da dare, risulta evidente, se si considera che la quasi totalità degli interventi rivolti agli anziani sono di tipo socio-assistenziale e relegano pertanto l’anziano in un ruolo di passività e di dipendenza. La nostra cultura di paese occidentale si fonda in prevalenza, ancora, su valori legati alla produzione ed al lavoro e la stessa esistenza dell’individuo è valutata eccessivamente in termini di capacità lavorativa. Da questo punto di vista può accadere facilmente che le ore conquistate in favore del “tempo libero” grazie al miglioramento sociale, finiscano con il costituire paradossalmente una “forzata inattività” frustrante e deprimente.
A ciò corrispondono due tipi di atteggiamenti dell’anziano: la nostalgia di un tempo in cui le cose andavano meglio e la sensazione di inadeguatezza, di incapacità ad essere giovane dentro. Se da una parte appare evidente che i nostri anziani non possano divenire in qualche modo “produttivi”, dall’altra si ritiene necessario che per arginare questo senso di inadeguatezza un anziano non autosufficiente debba socializzare, partecipare, interessarsi, trovare compagnia e, in qualunque forma di non autosufficienza sia inquadrabile, debba trovare una forma di coinvolgimento sensoriale, fisico, sociale o psicologico che restituisca un “SENSO” alle sue giornate.
In sintesi individuiamo tre grandi bisogni relativi agli anziani non autosufficienti:
necessità di alleviare le sofferenze fisiche legate alla vecchiaia
necessità di facilitare l’accesso alle cure mediche;
necessità di dare un “SENSO” alle giornate, di sentirsi utili, o quanto meno di sentirsi vivi.
A livello economico tutto questo trova raramente risorse disponibili nelle finanze di uno Stato, già fortemente impegnato a risolvere il problema basilare dell’assistenza quotidiana all’anziano non autosufficiente, ed è quindi necessario ricercare risorse che dal “privato” possano sostenere un bisogno così forte per gli anziani non autosufficienti.

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